Italia 2019: una storia a puntate

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 del 28 gennaio il decreto legislativo 22 gennaio 2016, n. 10, recante Modifica e abrogazione di disposizioni di legge che prevedono l’adozione di provvedimenti non legislativi di attuazione, a norma dell’articolo 21 della legge 7 agosto 2015 n. 124, il cui art. 1, comma 11 e recante la modifica della norma sul Programma Italia 2019 (modifica l’art. 7, comma 3-quater, del decreto-legge n. 83 del 2014). Questa informazione mi è stata chiesta da più parti ed è opportuno renderla pubblica per coloro che sono interessati al Programma Italia 2019. Vediamo di ricostruire tutto il quadro. Le città di Aosta, Bergamo, Mantova, Venezia, Ravenna, Urbino, Pisa, Siena, Perugia con Assisi, L’Aquila, Caserta, Lecce, Taranto, Matera, Reggio Calabria, Palermo, Siracusa e Cagliari hanno partecipato alla competizione per aggiudicarsi il titolo di Capitale Europea della Cultura 2019. Il 17 ottobre del 2014 il titolo è stato assegnato a Matera scelta fra 6 città finaliste: Ravenna, Siena, Perugia, Lecce e Cagliari. Ad assegnare il titolo è stata una Commissione di 13 membri (di cui 6 italiani) presieduta da Steve Green. Durante la fase di preparazione dei dossier di candidatura le città hanno stretto un patto per cui si impegnavano a costruire un palinsesto per il 2019 che chiamarono Italia 2019, per testimoniare che la competizione poggiava su basi collaborative e sul reciproco riconoscimento dell’impegno e del lavoro che ciascuno stava svolgendo. Questo patto fu riportato nella gran parte dei dossier e fu giudicato molto positivamente dalla Commissione. Qualche città, con il sostegno dell’Associazione delle Città d’Arte e Cultura (CIDAC), è andata oltre dando ulteriore senso e spessore al Programma Italia 2019. Ciò che infatti è emerso da subito è che i dossier di candidatura rappresentavano un portafoglio di progetti, molti dei quali esecutivi cantierabili, capaci di trasformare porzioni significative di città e di ridare nuovo senso e visione al patrimonio culturale. Se ne è accorto anche il Presidente Steve Green che ha pubblicamente elogiato le città candidate, riconosciuto al Programma Italia 2019 un carattere esemplare fino al punto da impegnarsi a segnalarlo alla Commissione Ue, incoraggiato una sua concreta attuazione. Per l’Italia un riconoscimento straordinario in un momento di grande difficoltà nei rapporti con l’Europa. Nasce così l’idea di proporre al Governo e al Parlamento di condividere questa proposta, di adottarla legislativamente e di sostenerla sul piano finanziario selezionando i progetti di carattere strategico per le singole città, verificandone la fattibilità e sostenendoli con risorse pubbliche (comprese quelle della programmazione 2014/2020) e private, attraverso veri e propri accordi di programma fra Stato, Regioni e Città interessate. Comincia quindi nella seconda metà del 2013 (un anno prima della proclamazione di Matera) una lunga marcia attraverso le Aule Parlamentari e gli incontri con i rappresentanti del Governo insieme ad oltre 100 fra Senatori e Deputati con cui sono stati presentati ordini del giorno, mozioni (sempre approvati da Governo e Parlamento) che hanno preparato il terreno che ci ha portato a maggio 2014 (sempre prima della proclamazione di Matera) alla approvazione della legge 83/2014 (più nota come la legge Art bonus) che con l’art. 7 comma 3-quater prevede l’adozione del Programma Italia 2019.
(continua)

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